Israele torna a bombardare Beirut. Lo scorso venerdì è tornato l’incubo degli ordini di evacuazione, passati sui social in tutta fretta, per avvisare le persone di abbandonare le zone che sarebbero state colpite. Questa volta un edificio a Dahieh, la periferia meridionale della città, vicino a due scuole, in pieno Ramadan. Gente che scappa nel panico, scene familiari, ma che speravamo tutti di esserci messi alle spalle.
Circa un’ora dopo, due forti esplosioni, almeno 5 morti. Israele ha dichiarato che il bombardamento è stato in risposta al lancio di due razzi dal sud del Libano verso il nord di Israele. Lancio per cui Hezbollah ha negato la propria responsabilità, e considerata la qualità piuttosto bassa dei razzi, è probabilmente stata un’operazione portata avanti da gruppi legati alla resistenza palestinese.
Continue violazioni del cessate il fuoco
Ironico che gli israeliani si lamentino per il lancio di due razzi, che tra l’altro non hanno fatto alcun danno, quando loro stessi hanno continuato a bombardare il sud del Libano a piacimento anche dopo il cessate il fuoco raggiunto a fine novembre. Solo venerdì, Israele ha violato il cessate il fuoco 45 volte; da novembre le violazioni sarebbero almeno 1300, secondo le autorità libanesi. Contravvenendo gli accordi presi, tra l’altro, Israele continua a mantenere una presenza militare in alcune zone del sud del paese, e non sembra intenzionato ad andarsene.
La notte tra il 31 marzo e il primo aprile, un altro bombardamento, sempre a Dahieh, stavolta senza nessun avvertimento. Si contano almeno 5 morti. Hezbollah per ora ha reagito con cautela, dicendo che non intende rispondere alle aggressioni; se gli attacchi continueranno però, il gruppo si è detto pronto a riprendere le armi.
Gli attacchi a Beirut si inseriscono però in un quadro più generale e inquietante, in cui Israele continua a fare il bello e -più che altro- il cattivo tempo e ad agire come une vera e propria forza destabilizzante per tutta la regione.
A Gaza in pochi giorni altri mille morti
Da una parte ha ripreso il genocidio a Gaza, buttando all’aria il cessate il fuoco che aveva posto un freno ad una carneficina che continuava da almeno un anno e mezzo. Il pretesto? Israele pretendeva la liberazione di tutti gli ostaggi da parte di Hamas. Poco importa che era stato raggiunto un accordo preciso, a cui entrambe le parti avevano dato il proprio assenso, e che prevedeva che gli ostaggi sarebbero stati liberati a scaglioni seguendo uno schema prestabilito, che Hamas stava rispettando. Il governo di Netanyahu ha deciso che il momento era propizio per portare avanti i propri progetti di pulizia etnica, e le bombe sono tornate a piovere. In pochi giorni ci sono già state più di mille vittime, portando il bilancio totale dal 7 ottobre 2023 a oltre 50.000 morti.
Cisgiordania e Siria
E mentre il genocidio a Gaza continua, Israele accelera i propri piani di colonizzazione della Cisgiordania. Secondo l’UNRWA, 40.000 palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie terre, soltanto negli ultimi mesi: l’esodo più grande dal 1967. Oltre 900 palestinesi uccisi in meno di due anni, 523 edifici rasi al suolo dall’ottobre 2023, 48 colonie illegali costruite nel solo 2024, 2.470 ettari di terreno confiscati (più di quanto fatto nei 23 anni successivi). Mentre il mondo guarda impotente i morti Gaza, la colonizzazione della Cisgiordania procede ad una velocità mai vista prima.
Ma Israele non si ferma qui. Dopo la caduta del dittatore siriano Bashar al Assad, ha iniziato una campagna di bombardamento in Siria, e ha occupato vaste zone del sud del paese. Israele sta provando a sfruttare a proprio vantaggio le divisioni settarie nel paese, presentandosi come protettore della comunità drusa nel sud. Questo rischia di esacerbare le tensioni tra le varie comunità etnico-religiose siriane, in un momento cruciale in cui il paese prova ad uscire da 14 anni di guerra civile. Ricordiamo inoltre che Israele occupa dal 1967 le alture del Golan, un territorio siriano che si è arrogato il diritto di conquistare e annettere, in chiara violazione del diritto internazionale. Non che questa sia una novità.
Gli Stati Uniti (e l’Italia?)
Nel frattempo, a difesa del genocidio israeliano, gli Stati Uniti hanno intensificato i propri bombardamenti in Yemen. Gli attacchi statunitensi arrivano in seguito alla dichiarazione degli Houthi di essere pronti a riprendere le proprie operazioni di disturbo della navigazione nel Mar Rosso, in risposta alla ripresa del genocidio a Gaza. Per gli Stati Uniti è chiaramente inaccettabile che un gruppo possa anche solo dichiararsi pronto ad interferire con i piani genocidi del loro alleato israeliano. I massacri sponsorizzati dall’occidente devono andare avanti senza intoppi per il capitalismo globale. Nel frattempo, Trump minaccia l’Iran di un attacco militare senza precedenti se non accetterà di fare un nuovo accordo sul nucleare sponsorizzato da Washington. Ricordiamo, tra l’altro, che era stato proprio Trump a stracciare il vecchio accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015.
E mentre in Italia si continua a parlare di valori civilizzatori europei, della libertà, dell’arte e della cultura, di quanto si pensi di essere un faro del mondo, si continua a sponsorizzare militarmente, politicamente ed economicamente un progetto di genocidio e di apartheid, apertamente razzista e colonialista. Ma in fondo loro “sono dei nostri”, sono “dalla parte giusta”, quindi va bene tutto.
Foto: Hassan Ammar/AP
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