Giù le mani dalla Casa Internazionale delle Donne!

A Roma la giunta comunale a maggioranza pentastellata si sta rendendo protagonista di un attacco gravissimo ai luoghi di aggregazione di realtà culturali e sociali importanti, che si impegnano da anni sul territorio contribuendo alla valorizzazione degli spazi e degli edifici pubblici.
E’ stata approvata nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale la decisione di sgomberare la Casa internazionale delle donne e fare quindi cessare tutte le attività che lì dentro si svolgono e che da lì sono coordinate, attività preziose, pensate da e per le donne, e specialmente per quelle donne che hanno bisogno di sostegno e assistenza. Servizi che non sono coperti dal comune, e che esistono solo grazie all’impegno delle attiviste, che in trent’anni di attività hanno reso la Casa un luogo di accoglienza e di autodeterminazione per tutte le donne italiane e migranti, nonché un centro culturale e politico di elaborazione e divulgazione di pensiero ed arte.
Per avere un’idea di questa enorme produzione di servizi e attività culturali, basta elencare qualche numero: nella Casa operano 30 tra associazioni, cooperative, onlus, e lavarono 17 donne regolarmente assunte a tempo indeterminato, alcune delle quali appartenenti alle categorie svantaggiate.
Tutto questo per il comune di Roma non ha alcun valore e nessun peso nel calcolo del pagamento del debito che la Casa ha contratto negli anni, riuscendo a pagare con le sue sole forze più della metà dell’affitto del ex-convento del Buon Pastore.
La violenza di questo sgombero si evince da quelle che sono le sue conseguenze: privare le donne di un luogo di confronto e reciproco sostegno che tutta Europa ha ammirato in questi anni. Siamo in un’epoca in cui milioni di donne nel nostro Paese si trovano ogni giorno a gestire difficoltà economiche, logiche sessiste nei luoghi di lavoro, violenza psicologica e fisica da parte dei propri compagni che non tifano per la loro libertà come individui ma che mirano invece a schiacciarle e tenerle sotto controllo, con i risvolti anche tragici che tutti conosciamo e che sentiamo ogni giorno.
Come DiEM25 Lazio denunciamo questa decisione dell’amministrazione come un attacco a tutte le donne, e a tutti i cittadini e i residenti romani: ci aspetteremmo da istituzioni pubbliche l’esatto opposto, il sostegno ad un luogo come la Casa internazionale delle donne, fiore all’occhiello della nostra città, la promozione delle sue attività nel pieno rispetto dell’autonomia del direttivo.
Non sta accadendo nulla di tutto ciò, anzi, le conquiste faticosamente raggiunte dall’organizzazione spontanea delle cittadine e dei cittadini vengono affossate dalle istituzioni che vogliono mettere al bando i servizi elargiti dalla Casa, piegandoli alle logiche del mercato. Di fronte ad una simile decisione, peraltro non accompagnata da motivazioni concrete né tantomeno da motivazioni di emergenza di ordine pubblico, cosa dobbiamo pensare? Evidentemente viviamo in due mondi diversi rispetto alle persone che hanno votato a favore di questa mozione. Ma noi vogliamo sentire la nostra voce di fronte all’assurdità di questo provvedimento amministrativo, perché non è possibile trovarci in un mondo dove certi valori di scambio culturale e di solidarietà vengano così arbitrariamente distrutti. Invitiamo infatti a firmare la petizione che la Casa ha lanciato su change.org: https://www.change.org/p/virginia-raggi-la-casa-siamo-tutte-virginiaraggi?recruiter=402280712&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=autopublish
In questo senso, ci stiamo mobilitando in questi giorni per contribuire alla resistenza, insieme alle militanti della Casa Internazionale delle Donne, a NonUnaDiMeno, La Casa delle donne Lucha y Siesta, e tutte quelle realtà che si sono schierate a difesa della Casa.
 

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