IL MEDICO DI BASE È DESTINATO A SPARIRE?

DiEM25 Italia
martedì, Ottobre 8, 2019, Articoli
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Nei prossimi anni mancheranno più di 45.000 medici di base ma la politica non sembra preoccuparsene, come desse per scontato che i cittadini abbiano ormai sostituito questa importante figura con internet. La situazione della sanità pubblica è tale che ormai le persone interrogano i motori di ricerca per individuare lo specialista privato, ma l’“autodiagnosi” dovrebbe preoccupare una politica attenta alla salute della popolazione. Così come a maggior ragione dovrebbe preoccupare la fuga verso il privato per chi ovviamente può permetterselo.

Sfortunatamente in Italia il medico di base viene visto dall’utenza come uno scrivano, una persona che compila ricette per i farmaci o le visite specialistiche, invece di riconoscerne l’importante funzione di prima presa in carico e primo filtro per evitare accessi impropri al pronto soccorso. Tenendo conto che la popolazione Italiana è sempre più vecchia, con più patologie e cronicità, la figura del medico di medicina generale sarà sempre più centrale e fondamentale. E dovrebbe essere affiancata obbligatoriamente da un’equipe multidisciplinare che implementi un tipo di assistenza paziente-centrica.

È doveroso, quindi, riformare l’organizzazione e la struttura del servizio di medicina generale in Italia e ripristinare un rapporto di fiducia tra professionista e paziente, un rapporto che è sempre più in crisi e costringe spesso gli stessi dottori e operatori sanitari  a una disciplina difensiva per l’aumento dei contenziosi legali.

Per avviare questo percorso di fiducia, bisogna prima capire che cos’è la medicina generale oppure, come sarebbe giusto definirla, la medicina primaria.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità è la disciplina attraverso la quale la medicina approccia l’intera società: preserva la salute e il benessere della popolazione. (whole-of society, WHO definition https://www.who.int/global-coordination-mechanism/dialogues/glossary-whole-of-govt-multisectoral.pdf)

Nell’ottobre del 2018 ad Astana, durante la conferenza mondiale della medicina primaria, capi di stato e rappresentanti istituzionali hanno redatto una nuova dichiarazione che impegna i governi di tutto il mondo a portare a compimento gli impegni presi con i “sustainable development goals 2030” (obiettivi di sviluppo sostenibili) e la dichiarazione di Alma Ata (1978), sottolineando l’importanza della questione “salute” in tutte le politiche, “health in all policies”. (https://www.who.int/primary-health/conference-phc/declaration)

Questi i punti della dichiarazione di Astana sulla Sanità:

  • Governi e società devono promuovere e proteggere in primo luogo la salute e il benessere della popolazione, sia come collettività che come singolo, attraverso sistemi sanitari solidi.
  • I servizi di medicina primaria e i servizi sanitari devono essere di qualità, sicuri, comprensivi, integrati, accessibili, disponibili ed alla portata di tutti, ovunque e per chiunque; i servizi di medicina diretti con empatia rispetto e dignità da operatori sanitari che devono essere ben formati, aggiornati, competenti, motivati e dedicati.
  • I contesti di vita devono tendere alla salute pubblica e abilitare ogni individuo e comunità ad essere interessati e promotori del proprio benessere e stato di salute.
  • Partner e parti interessate devono essere allineati nell’offrire un effettivo supporto per le politiche sanitarie nazionali, le strategie ed i piani.

Come emerge da questa dichiarazione, gli operatori sanitari dovrebbero assistere il singolo e la collettività con un approccio più olistico, consapevoli che la salute dei pazienti è condizionata dalle loro condizioni socioeconomiche, culturali ed ambientali.  E in questo senso la medicina primaria dovrebbe consentire ai pazienti di informarsi, da personale competente, sulla propria salute. Il rapporto di fiducia tra operatore e paziente infatti può evitare che la popolazione si “informi” su altri canali (internet) dove imperversano le fake news con conseguenti “autodiagnosi” e convinzioni erronee. (https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/primary-health-care)

La medicina primaria dovrebbe essere il fulcro su cui ruota il nostro sistema sanitario, primo tassello della più articolata presa in carico del paziente. Questa disciplina interessa anche la prima infanzia con i medici pediatri di libera scelta.

Ad oggi l’Italia non si è ancora adeguata in pieno alle raccomandazioni internazionali. Dal 2008 la politica italiana ha promulgato decreti che riprendono le raccomandazioni fatte dagli esperti del settore; ma la reale organizzazione e gestione ricade sempre sulle singole regioni, intrappolate in un vortice burocratico e con ristrette risorse economiche che ostacolano il processo di integrazione dei servizi. Si è fatta la ricetta, ma in forno è stato messo ben poco! 

(https://www.assobiomedica.it/static/upload/ass/0000/assobiomedica_web.pdf)

I cardini del Green New Deal li ritroviamo all’interno della dichiarazione di Astana. È opportuno sviluppare programmi per le politiche sociali e sanitarie che si ispirino alle raccomandazioni internazionali, che guardino alla salute del singolo e della collettività in termini di qualità di vita e non di efficienza economica.

In questa cornice collettiva va difesa la figura della medicina generale attraverso, ad esempio, la promozione della medicina di gruppo; ricucendo lo strappo fiduciario tra operatore e paziente con campagne informative e la promozione di un Sistema Sanitario Nazionale costituito prima di tutto da cittadini a servizio di tutti i cittadini. 

Siamo tutti invitati a riflettere sul tema e collaborare in modo da costruire insieme una linea d’azione.

Luca Silvagni per il DSC Vicenza 1 con i contributi di Paola Banovaz (Ala Elettorale e Collettivo Nazionale Diem25), Enrico Caccin (Collettivo Nazionale Diem25) e Raniero Bordon (Dsc Vicenza1)

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