“Non abbiamo nulla da perdere se non i nostri debiti”

DiEM25 Italia
sabato, Giugno 15, 2019, Articoli
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Un’intervista con Yanis Varoufakis di David Broder, Jacobin Magazine

 

Quattro anni dopo essere diventato un servile protettore dei dogmi europei, il leader greco Alexis Tsipras sembra in procinto di perdere l’incarico. Ma per l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, le elezioni del mese prossimo indette a sorpresa sono un’occasione per riportare in aula la lotta contro l’austerità.

Fra i cattivi risultati ottenuti dalla sinistra alle elezioni europee, l’esito greco è stato particolarmente straziante. Alle ultime elezioni, avvenute nel 2014, Syriza ha guidato la rivolta contro l’austerità per diventare il più grande partito unico, nel suo ultimo passo verso l’ufficio nazionale. Cinque anni dopo, alle elezioni del mese scorso, finì dieci punti dietro la Nuova Democrazia di destra. E se una volta Syriza aveva promesso di portare la scintilla del cambiamento in tutta l’UE, ora è la migliore studentessa del dogma neoliberale “Non c’è alternativa.”

Dopo quattro anni di pensioni tagliate, cessioni di titoli di stato e persino una svolta a destra sulla politica estera, Syriza è ora destinata a perdere la carica. In effetti, non solo il partito di Alexis Tsipras ha imposto un’austerità ancora più dura di quanto i suoi predecessori avessero mai immaginato, ma con l’avvicinarsi delle elezioni generali, è destinato a diventare una stanca opposizione al governo fortemente reazionario della Nuova Democrazia. I sondaggi per il voto del 7 luglio suggeriscono che i conservatori hanno un vantaggio enorme e potrebbero persino ottenere la maggioranza assoluta in parlamento.

Lo svuotamento della base di Syriza è l’espressione della delusione e della disperazione. Ma ci sono anche segnali che mostrano che alcuni dei suoi elettori si stanno rivolgendo ad alternative di sinistra. Il partito MeRA25 dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha ottenuto un risultato particolarmente lodevole nella competizione europea, con meno di 400 voti dall’elezione di un membro del Parlamento europeo. Mentre la Grecia si dirige verso nuove elezioni generali, MeRA25 spera di eleggere i suoi primi membri del parlamento, offrendo una piattaforma per la sua richiesta di sostituire l’austerità con investimenti a livello europeo.

David Broder di Jacobin ha parlato con Varoufakis degli effetti della sconfitta di Syriza su tutta la sinistra europea, delle prospettive di un riallineamento della politica dell’Unione europea e dei piani di MeRA25 per una “rivoluzione politica” in Grecia.

 

DB
Quasi tutti i partiti di sinistra hanno perso voti alle elezioni europee, indipendentemente dalla loro strategia riguardo l’Unione europea (UE). Per questo motivo, molte analisi dei risultati si sono concentrate su ostacoli più generali, invocando la “morte del momento populista”, la stabilizzazione dell’Unione europea, o addirittura la mancanza di governi di sinistra in grado di mettere in discussione il suo attuale equilibrio politico. Tutte queste letture suggerirebbero che una finestra di opportunità si è chiusa. Pensa che sia così o ci sono ancora delle opportunità?

YV
Indubbiamente è stata chiusa una grande finestra di opportunità, che è stata chiusa qui, in Grecia, nel 2015. Milioni di europei hanno guardato con speranza a questo paese, ed è stato il governo Syriza di Alexis Tsipras (eletto quello stesso gennaio) ad avere la responsabilità di tenere aperta questa finestra e di aprirla ulteriormente per gli altri. Questi milioni di persone non volevano una pausa dal vero neoliberalismo, ma da quello che chiamerei bankruptocracy: un nuovo regime in cui il più grande potere veniva esercitato dai banchieri più in bancarotta.

La resa di Tsipras nel luglio 2015 ha chiuso quella finestra di opportunità. E non serve indorare la pillola, le elezioni europee sono state una completa catastrofe per i progressisti. Eppure, allo stesso tempo, dovremmo anche essere chiari sul fatto che non c’è mai una vittoria o una sconfitta finale. Si aprono sempre nuove finestre.

DB
Tuttavia, se il trattamento riservato dalla troika in Grecia avesse danneggiato l’immagine dell’UE e avesse messo in discussione la prospettiva che un singolo stato sia in grado di cambiare le cose, non vi è alcun segno di quali altre potenze potrebbero sfidare l’ordine attuale. DiEM25
ha parlato della costruzione di ampi fronti politici in tutta Europa, inclusi persino i liberali e i conservatori progressisti che vedono la necessità di spogliare l’UE dei suoi dogmi di austerità. Ma vede qualche prova del fatto che altre forze politiche si stanno effettivamente muovendo nella direzione che lei suggerisce?

YV
In primo luogo, dirò che il motivo per cui abbiamo perso la finestra di opportunità non è stato il trattamento della Grecia da parte della troika. Non dovremmo biasimare i nostri nemici per le nostre sconfitte, così come non diamo la colpa allo scorpione per averci punto, poiché questo è nella sua natura. La colpa è di coloro che hanno deciso di scambiare l’agenda anti-austerità per la quale sono stati eletti in cambio di alcuni anni in carica, mentre il nemico guardava loro le spalle.

Per quanto riguarda la risonanza delle nostre argomentazioni, vi è un’impressionante disconnessione tra il riconoscimento generale che l’austerità è stata, in effetti, un disastro e la mancanza di qualsiasi programma politico che vi ponga fine. Ho il privilegio di parlare con un sacco di banchieri, e per qualche motivo, a loro piace parlare con me. Accettano completamente che il socialismo per i banchieri e l’austerità per la popolazione abbiano provocato un’importante sconfitta per il capitalismo europeo. I socialdemocratici sul campo ammettono, così come alcuni conservatori, i Verdi e la sinistra, che è stato terribile. Ma la disconnessione sta nella mancanza di un piano politico organizzato che ci liberi da tutto questo.

Persino i progressisti non sono riusciti a riunirsi per proporre un’alternativa, anzi, solo DiEM25 ha presentato il piano per un Green New Deal. Gli stessi Verdi sono così conservatori, così ordoliberali e così spaventati di venir accusati di essere fiscalmente irresponsabili dai conservatori, che finiscono col riciclare l’ordoliberalismo.

Ma non rimpiangiamo di non stare insieme al Partito della Sinistra Europea, che ha scelto l’incoerenza. Dall’Italia alla Svizzera, all’Ungheria o alla Gran Bretagna, i fascisti e gli esponenti della destra sono coerenti: dicono “rivogliamo indietro il nostro paese” e questo significa sciogliere organizzazioni e istituzioni sovranazionali e puntare il dito contro gli stranieri, che siano ebrei , siriani, greci, tedeschi o rifugiati (“l’altro”). È un vicolo cieco misantropico, ma è coerente.

Ciò non si può dire del Partito della Sinistra Europea, che comprendeva non solo Syriza (che si è arreso completamente alla troika) ma anche l’eurofilo Partito Comunista Francese e alleate forze euroscettiche come France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, o Podemos, di cui la politica sull’Europa e l’euro è di non averne una.

Quindi, direi che il programma di DiEM25 è l’unico per cui valga la pena combattere. Nelle elezioni europee non siamo andati bene, abbiamo ottenuto poco più dell’1% dei voti. Ma dovrei aggiungere che il nostro budget totale era di soli 85.000 euro, una somma pietosa per le elezioni europee. Perfino chi si candida per diventare sindaco anche di una piccola città spende molto di più. Una campagna elettorale basata su una posizione di principio ha significato non avere le infrastrutture o il potere d’acquisto per fare di meglio.

DB

Questa elezione ha visto non solo la crescita dell’estrema destra, ma anche progressi per i partiti liberali e Verdi, a scapito dei democristiani e socialdemocratici. Ma se il sentimento europeista è stato mobilitato in opposizione al populismo di destra, pensa che questo potrebbe essere sfruttato dalla sinistra anti-neoliberista? L’aumento del sostegno a questi partiti non è stato invece più un voto di fiducia nell’Unione europea che esiste attualmente?

YV

È stupendo che si parli di un voto di fiducia nell’UE quando l’estrema destra è il primo partito in Francia, Gran Bretagna e Italia. Dieci anni fa, se ci avessero detto che sarebbe successo, avremmo risposto: oh mio dio. I media mainstream che presentano l’aumento dei partiti liberali e Verdi come un voto di fiducia nell’Unione europea sono sbalorditivi.

Politicamente e storicamente parlando, l’ascesa di questi partiti è irrilevante. L’ascesa dei liberali si deve a Macron in Francia e a Ciudadanos in Spagna. Queste sono forze profondamente conservatrici – Ciudadanos governa persino insieme a Vox di estrema destra in Andalusia. Non c’è nulla di liberale in loro: sono tradizionali combattenti di classe e di austerità contro la classe operaia. Alcune di queste forze potrebbero essere definite più liberali, ma solo nel senso che la CDU [Unione democratica cristiana] tedesca è più liberale rispetto all’austriaco ÖVP [Partito popolare]. Questo è solo un cambiamento all’interno dello stesso blocco liberal-conservatore.

Si potrebbe dire la stessa cosa dei Verdi: stiamo in questo caso parlando soprattutto di Francia e Germania, dove sono una potenza considerevole. Questi partiti sono la parte verde della socialdemocrazia, e i loro partner al governo sono tradizionalmente il Parti Socialiste e l’SPD [Partito Socialdemocratico Tedesco], crollato perché è rimasto a guardare mentre gli elettori della classe operaia venivano attaccati. Per la verità, in generale i blocchi socialdemocratici/verdi che hanno portato ai governi di François Hollande e Gerhard Schröder si sono ridimensionati.

Festeggiare la vittoria dei Verdi significa onorare la scelta di uno stile di vita, quello dei conservatori fiscali che promuovono il riciclaggio e dicono ai loro figli che gli piace Greta Thunberg. Di fatto, durante un dibattito con Sven Giegold, il capolista dei Verdi in Germania, ho presentato l’ambizioso programma di investimento verde di DiEM25, dal valore di 500 miliardi di euro all’anno, sovvenzionati da obbligazioni della Banca europea per gli investimenti. La sua reazione mi ha lasciato senza parole, perché ha detto che non c’erano abbastanza progetti ecologici da sovvenzionare con così tanti soldi, e a prova di ciò ha portato la dottrina neoliberale per cui se ci fosse davvero stata una domanda, il mercato avrebbe fornito gli investimenti!

 

DB

Concentrandoci sulla Grecia, nonostante tutto, ci sono solo segnali contrastanti del fatto che chi vota Syriza si sta allontanando. La sezione greca di DiEM25, MeRA25, ha ottenuto buoni risultati, infatti mancava pochissimo a poter eleggere un membro del Parlamento europeo (2,99%); anche la lista di Zoe Konstantopoulou, ex portavoce parlamentare di Syriza, ha ottenuto un 1,6%, ma le altre potenze della sinistra radicale come Popular Unity e Antarsya hanno ottenuto solo lo 0,6% ciascuna. Lei pensa che Tsipras sia riuscito a far credere agli elettori di sinistra che Syriza sia riuscita a tirare fuori il meglio da una brutta situazione? O hanno perso la speranza di poter cambiare le cose? E quante probabilità ci sono di poter unificare queste altre forze?

 

YV

Da quando si è arreso alla troika, Tsipras sapeva che avrebbe puntato sul dilemma posto ai progressisti: “Da chi volete essere torturati? Da un sadista incallito o da qualcuno come me, che non vuole davvero torturarvi e lo fa solo per mantenere il lavoro?” Erano queste le sue parole nel settembre 2015 [nella seconda elezione generale di quell’anno, dopo che Syriza si è sottomessa alla troika]. Dopo quattro anni, però, dopo essere sopravvissuti alle più nude e crude politiche di austerità europee (anche sotto il precedente governo greco), Syriza non può più ricattare i progressisti con queste tattiche malevole.

I lettori forse non sanno che alle elezioni europee il nostro partito, MeRA25, ha dovuto combattere contro un tentativo sistematico di zittirci. Non abbiamo ricevuto attenzione mediatica fino a quando i media non sono stati obbligati per legge a parlare di noi e darci un minimo di spazio televisivo. La stessa cosa non si può dire di Popular Unity o di altri piccoli partiti che sostenevano la Lexit [l’uscita della sinistra dall’Unione Europea].

Il regime non si è sentito minacciato da partiti a favore dell’uscita dall’euro o dall’Unione Europea. La nostra visione (noi non ce ne andiamo, è il governo tedesco che deve andarsene o buttarci fuori) è per loro più difficile da affrontare. Ci detestano perché non vogliamo né temiamo una Grexit. Il nostro appello senza paura o concitazione a implementare politiche perfettamente moderate li destabilizza. Era pericoloso per il loro sistema dato il suo appeal così ampiamente condiviso.

Siamo rimasti appena sotto il 3%, ma questo risultato è più sorprendente se consideriamo che i nostri sondaggi interni avevano rivelato che solo il 38% degli elettori era a conoscenza della nostra esistenza.

Non parteciperemo a una guerra civile contro la sinistra: per tre anni non abbiamo mai criticato i nostri compagni. I nostri principi hanno delle piccole differenze, ma sono uniti saldamente nell’opposizione all’austerità e alla liquidazione di persone e possedimenti, a vantaggio della troika. Noi invece proponiamo un programma paneuropeo per gli investimenti e per le politiche sociali, ovvero che l’Europa venga trasformata dai movimenti politici di massa, non solo “riformata”.

Prima delle elezioni abbiamo chiamato i nostri amici Zoe Konstantopoulou, i membri di Popular Unity, e Antarsya per parlare di cosa si potesse fare. Non erano interessati. Tuttavia, dalle elezioni europee, molte persone che sostenevano questi partiti sono venute a cercare un dialogo. E le nostre porte sono ovviamente sempre aperte. Questa discussione non dovrebbe sottostare all’egemonia di nessuno, e dovrebbe invece essere basata sul principio: una persona, un voto.

Ieri abbiamo pubblicato una lista di noti progressisti che fino ad ora non avevano niente a che vedere con MeRA25, ma che adesso sono disposti a candidarsi con noi alle elezioni generali greche del 7 Luglio. MeRA25 sta diventando, e lo dico con orgoglio, una grande coalizione di progressisti, dai marxisti di sinistra ai Verdi e persino ai neoliberali anti sistemici.

 

DB

Ma su che basi si fonderebbe un’alleanza con i neoliberali?

 

YV

Ho l’esempio di un neoliberale che si è unito a noi. Supporta Von Mises e Hayek, penso che anche la Thatcher non gli dispiaccia. Ma dopo dieci anni di piani di salvataggio per le banche a spese dei contribuenti, e la schiavitù per debiti delle moltitudini, ne ha concluso che il sistema vigente è deleterio per la libertà. In un messaggio di supporto che ci ha mandato dall’Ecuador (dove sta scrivendo un libro), e nel quale ci ha chiamati compañeros, ha concluso con le seguenti parole: “Non abbiamo niente da perdere, se non le catene della nostra schiavitù per debiti!”. Penso che questo risponda alla domanda.

In generale, la nostra collaborazione con persone di diverso background ideologico non riguarda incontri ai vertici in cui le cariche sono distribuite tra funzionari e nuovi arrivati. Abbiamo un programma, con parti che possono o meno andare bene a tutti. Ma è sempre in evoluzione sulla base dell’eguaglianza e del principio una persona, un voto.

Siamo davvero orgogliosi di come è strutturato il nostro programma; il programma politico di MeRA25 in Grecia è determinato da un voto online di membri inglesi, tedeschi, portoghesi, ecc. oltre che greci. Se si vuole cambiarlo, la modifica dovrà essere tradotta in nove lingue. Non è una scelta binaria tra il sì e il no (“Sei d’accordo con quello che hai di fronte?”), ma piuttosto il risultato di cinque referendum, su cinque diversi argomenti, per decidere la nostra posizione sulla Macedonia, sulla leva militare e sull’esercito, sulle droghe, e così via, prima di votare sul programma completo.

 

DB

Oltre ai partiti politici, c’è anche la questione dell’ampio movimento anti-austerità. Uno studio riporta che dopo il picco di mobilitazione del 2011-13, Syriza ha potuto portare avanti le sue politiche incontrando pochissima resistenza perché i movimenti sociali erano in diminuzione, anche perché anni di austerità hanno reso sempre più difficile per le persone dedicare tempo e energia alla politica. Secondo lei questi movimenti torneranno in vita, parlando per esempio di pignoramento delle case o di quelle che lei chiama “mutual-aid pharmacies”? Quali sono i punti in comune con loro?

 

YV

Prima di tutto, ci tengo ad esprimere la mia più assoluta opposizione alla scusa che Tsipras ha espresso, sostenendo che il popolo non era pronta a combattere. Il 62% delle persone ha votato ‘no’ al referendum greco del 5 luglio 2015, il che rappresenta un voto determinato dalla classe sociale di appartenenza, forse il primo in Europa.

Le persone che hanno votato ‘no’ erano quelle senza soldi in banca, compresi i votanti di destra che avevano sempre sostenuto il partito Nuova Democrazia, e posso assicurarvi che i colleghi di Syriza che avevano soldi in banca hanno votato ‘sì’. Le organizzazioni di solidarietà emerse nelle strade e nei quartieri negli anni di crisi, come ad esempio le strutture sanitarie istituite da medici volontari e le collette alimentari organizzate dai supermercati per raccogliere cibo per i bisognosi avevano raggiunto il loro apice nel luglio del 2015. Erano pronte ad intervenire e sostenere il rispetto del voto per il ‘no’.

Tuttavia, nella notte del referendum il primo ministro ha seguito le orme di Ramsay MacDonald [leader laburista inglese dell’epoca della Grande Depressione il quale ha imposto drastici tagli alla spesa pubblica e si è alleato con i conservatori, spaccando in due il partito] in una notte sola. Cosa ci si può aspettare che facciano le persone? Ve lo dico io cosa stavano facendo: si abbracciavano e piangevano, l’uno nelle braccia dell’altro. Il tutto somigliava alla sensazione di smarrimento che segue una catastrofe naturale grave, tranne per il fatto che la situazione era ben peggiore. Non si trattava infatti di una calamità naturale, bensì di una sconfitta imposta dal leader della sinistra che avevano tanto venerato.

Il fatto che le persone non siano scese in strada non dà a Tsipras il diritto di dire, con tono cinico, che il popolo non era pronto. Amico, eri tu a non essere pronto.

La privatizzazione del dolore è un vero e proprio fenomeno. Non si ha la minima idea di quante persone fossero pronte a combattere allora, ma che oggi sono esauste. Queste persone dicono che quello che stiamo facendo con MeRA25 è fantastico, ma che non possono affrontare nuovamente un’esperienza simile. È come essersi lasciati alle spalle una relazione traumatizzante e non essere in grado di affrontare e superare nuovamente il tradimento e la rottura.

Siamo stati accusati, forse giustamente, di essere un partito elitario. Siamo nati in un teatro a Berlino e ci siamo organizzati online, dunque le persone che si sono unite a noi erano tendenzialmente giovani, istruite, con un’ottica internazionale, e così via. Tutto questo è vero, ma essendo un movimento transnazionale, la nostra storia non avrebbe potuto cominciare in nessun altro modo.

Le cose però stanno cambiando. Nelle scorse settimane, la nostra forza è aumentata tra i sindacati, come ad esempio quello degli elettricisti. Sono stati traditi da Syriza, che li ha sciolti e ha privatizzato l’energia pubblica. Oppure prendete in considerazione gli addetti alle pulizie del settore pubblico, che hanno dovuto sostenere il peso dell’attacco della troika ai poveri. A maggior ragione, un’addetta alle pulizie è candidata ad un seggio proporzionale nella nostra lista per il 7 luglio.

Ci stiamo rivolgendo a movimenti sociali poiché hanno bisogno di un’organizzazione politica che permetta loro di avere voce in capitolo anche in questioni che non riguardano la loro località e che eviti che ci sia una voce che domini sulla loro. Se non avranno tutto ciò, verranno schiacciati da un nuovo regime di una rinata destra oligarchica, una destra fondata su ciò che io chiamo il Quarto Memorandum, lo stato di schiavitù per debiti fino al 2060 concordata da Syriza con i creditori.

 

DB

Avendo superato del 10% Syriza alle elezioni europee, la Nuova Democrazia di destra sembra certa della sua vittoria alle elezioni politiche in Grecia. Tuttavia, quello che accadrà al partito di Tsipras non è ancora chiaro. Molti dei principali candidati del voto del 26 maggio scorso provenivano da un contesto apolitico o persino da un contesto politico di destra, il che suggerisce l’adesione ad un vecchio modello clientelistico come quello del PASOK. Eppure, passare un periodo all’opposizione potrebbe permettergli di cambiare la propria immagine. Lei vede qualche segno di rigenerazione o potenze politiche con cui potrebbe collaborare all’interno di Syriza?

 

YV

Liberare la Grecia dalla schiavitù per debiti è la sola cosa di cui ci importa. Se potessimo collaborare con Syriza a tal fine lo faremmo. Ciò però non è possibile, in quanto Syriza non è adatta a questo scopo, e quindi non lo faremo. È vero che Syriza rappresenterà l’opposizione ufficiale, ma non sarà credibile in quanto tale. Fortunatamente, credo che riusciremo a far eleggere dei parlamentari, e quindi saremo noi la vera opposizione.

Non è soltanto una mia opinione personale. Cosa potranno dire a Kyriakos Mitsotakis [il leader di Nuova Democrazia] una volta che quest’ultimo sarà diventato il primo ministro greco? Ripristina le pensioni che Syriza ha eliminato? Recupera i porti e gli aeroporti che Syriza ha privatizzato?

Considerate ad esempio che Syriza ha venduto le ferrovie per 43 milioni di euro. Ebbene, secondo un mio calcolo approssimativo, avrebbero guadagnato di più facendo a pezzi le rotaie e vendendole come rottami metallici. Oppure considerate il gioco d’azzardo: Syriza infatti ha consentito ad un’azienda privata l’introduzione di 35 mila poker machine, sfruttando un popolo in bancarotta con delle false promesse di vincita facile. Persino le privatizzazioni della destra sono state meno deplorevoli di quelle di Syriza.

Nonostante abbiano avuto un’epifania e si siano inginocchiati per chiedere perdono, non hanno credibilità. Avere Syriza all’opposizione rappresenterebbe un grande regalo per Nuova Democrazia. Molti dei miei ex compagni di Syriza si sono arrabbiati quando, in una conferenza stampa, ho detto che un voto per Syriza alle prossime elezioni nazionali è un voto perso, ma è questa la realtà dei fatti. Tsipras dice che solo loro saranno in grado di fermare Nuova Democrazia, ma tutti possono vedere che non saranno in grado di recuperare un divario del 10%.

Anzi, è proprio l’opposto. Se vedessimo gli stessi risultati che abbiamo visto alle europee, con MeRA25 appena al di sotto della soglia di sbarramento al 3%, allora Nuova Democrazia avrebbe la maggioranza assoluta, con 154 seggi su 300. Se invece sorpassassimo, anche di poco, la soglia al 3%, i seggi di Nuova Democrazia scenderebbero a 149. La nostra argomentazione è quindi che è essenziale che MeRA25 entri in parlamento, dato che siamo i soli che possono impedire che Nuova Democrazia raggiunga la maggioranza assoluta, e i soli che una volta in parlamento potranno risultare credibili e sinceri in quanto opposizione.

 

DB

Vorrei parlare del rapporto tra le attività di MeRA25 e quelle di DiEM25. Nonostante il vostro progetto sembri definito dal tentativo di trovare soluzioni paneuropee, vi siete candidati a elezioni per singoli parlamenti nazionali. Entrare a far parte di governi nazionali e guidare il cambiamento partendo da essi è dunque la vostra strategia a lungo termine? Oppure il vostro obiettivo è quello di sfruttare la rappresentanza parlamentare per costruire una potenza paneuropea che cambi le istituzioni dell’Unione partendo dall’interno?

 

YV

Allora, l’obiettivo in Grecia è di diventare quanto prima l’opposizione ufficiale, altrimenti saranno i fascisti a farlo. La nostra strategia immediata, per la quale stiamo lavorando molto duramente, è di impedire che Nuova Democrazia raggiunga una maggioranza assoluta. È molto importante che ciò non avvenga, poiché se il partito sarà costretto a formare una coalizione con PASOK o con un altro partito di destra, questo rallenterà la velocità con la quale la misantropia verrà imposta.

Avere MeRA25 in Parlamento incoraggerà un numero crescente di persone ad unirsi al nostro movimento. È una piattaforma aperta, senza un centralismo democratico. Possiamo collaborare all’opposizione dell’austerità, al finanziamento della transizione verde oppure alla ridefinizione della relazione tra Grecia e Israele. Riuscite a credere che Tsipras è diventato il migliore amico di Benjamin Netanyahu? Qualsiasi membro di MeRA25 che si trova in disaccordo con qualsiasi dei nostri punti può semplicemente dirlo. Crediamo che questo approccio aperto e partecipativo sia in grado di creare la dinamicità necessaria per diventare una delle potenze principali.

Spesso accusano DiEM25 di voler riformare l’UE attraverso le sue istituzioni. Noi però non siamo ingenui. Se Che Guevara entrasse a far parte della Commissione europea o della Banca centrale europea sarebbe impotente. Non abbiamo fatto campagna elettorale alle elezioni europee perché potevamo trasformare l’Europa entrando al Parlamento europeo, ma perché era un’ottima opportunità per proporre la nostra piattaforma in diversi paesi contemporaneamente.

Il compito in questione è piuttosto quello di salire al potere in paesi europei ed avere due o tre primi ministri del Consiglio europeo preparati a porre il veto su tutto fino a quando l’austerità non finirà e finché briciolo di quel buonsenso che aiuta le persone e l’ambiente non contagerà Bruxelles.

Se ciò fa sì che un establishment recalcitrante proceda con la rottura dell’Unione Europea (ad esempio, cacciando la Grecia dall’eurozona), allora così sia. Noi rimarremo i veri difensori dell’internazionalismo europeo, e lo faremo rimanendo fedeli al nostro programma di fronte ad un regime sventurato che sta distruggendo l’Europa con un insensato programma di austerità che genera mostri politici quali Salvini.

 

Traduzione italiana a cura di Francesca Martini, Serena Protic e Giulia Ranù   – dall’originale inglese pubblicato dal Jacobin Magazine

https://jacobinmag.com/2019/06/yanis-varoufakis-interview-greece-european-elections

 

 

 

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