Europeismo progressista in azione

29 novembre 2018 Yanis Varoufakis
La vera battaglia in Europa non è tra nord e sud, ma, in ogni Paese dell’UE, tra progressisti e coloro che sono fautori di politiche di austerità e che fanno parte dello status quo tradizionale oppure razzisti insurrezionalisti. Solo la democrazia transnazionale può contrastare una narrativa settaria e nazionalista che nasconde questa lotta sottostante.
ATENE – Nonostante il suo ovvio significato, Brexit è un semplice diversivo, se paragonato alla disintegrazione ovattata, ma ben più importante, che si sta verificando in tutta l’Unione europea. Il partiti di centro non stanno tenendo negli Stati membri chiave. Il nazionalismo è in marcia ovunque. Persino i governi pro-europei hanno, in pratica, abbandonato qualsiasi velleità di procedere con un reale consolidamento dell’Unione e sono sempre più alla deriva, proponendo di nazionalizzare di nuovo i sistemi bancari, il debito pubblico e le politiche sociali.
Con Brexit nel nord e l’anti-europeismo xenofobo del governo italiano nel sud, “un’unione sempre più stretta” sta diventando un simbolo farsesco del fatto che non vi è alcuna corrispondenza tra la realtà e la propaganda della classe dirigente dell’UE. L’eclissi politica della cancelliera tedesca Angela Merkel sta, inoltre, dando slancio a questa dinamica.
Mentre gli sguardi sono per lo  più puntati su ciò che sta accadendo a Londra e Roma, è la Germania che sta offrendo la prova più convincente del fatto che l’UE si sta indebolendo. La Germania sta vivendo una crisi paradossale. La forza motrice dell’Europa è piena di soldi. Un surplus stupefacente delle partite correnti sta producendo un afflusso di capitali  che assume le proporzioni di uno tsunami. Il governo federale ha accumulato un surplus. I risparmiatori provenienti da tutta l’Europa sono alla ricerca di un rifugio sicuro nelle banche tedesche. Le famiglie tedesche stanno risparmiando. Anche le corporazioni tedesche accumulano denaro.
Per quale motivo, allora, i partiti politici di centro non reggono in Germania? Per quale motivo i maggiori partiti perdono consensi? Per quale motivo il malcontento, la xenofobia e la precarietà sembrano trionfare?
La risposta non è difficile da trovare, ed è l’habitat della Germania, ovvero l’Europa, che si trova in una crisi sistemica sempre più profonda, con effetti che si propagano in tutta la società tedesca e deprimono intere regioni e comunità. Le inumane politiche di austerità prima sperimentate e testate in Grecia si sono, poco dopo, estese al resto dell’Europa (Germania inclusa).
La politica di creare un avanzo di bilancio federale durante i periodi di deflazione ha portato a infrastrutture fatiscenti e al deterioramento dei servizi pubblici, che si riflettono in ospedali sovraccarichi e scuole sottofinanziate. Le loro ripercussioni, che si riflettono nei bassi livelli di investimento nelle persone e nelle tecnologie verdi, hanno lasciato la maggioranza dei tedeschi con una sensazione di essere intrappolati.
 
 
Da quando è iniziata la crisi dell’euro, un muro di soldi ha aumentato le quotazioni azionarie tedesche, i prezzi delle case nelle principali città e le disuguaglianze. In effetti, metà della popolazione tedesca sta incontrando sempre più difficoltà nel sbarcare il lunario. La liquidità abbonda, ma i tedeschi ordinari e gli investimenti ambientali ricevono solo pochi spicci.
Non dovremmo essere sorpresi dalla crisi paradossale della Germania. Le economie europee (e a maggior ragione le sorti dei loro popoli) si intrecciano l’une con le altre. Come avrebbe detto Hegel, nessun popolo europeo può essere prospero e libero quando altri Paesi europei sono condannati alla depressione permanente creata da un’eterna austerità.
La svalutazione interna nei Paesi del sud non ha riequilibrato le loro economie, per il semplice motivo che, mentre salari e prezzi sono calati (per esempio, in Grecia e in Spagna), il debito non ha fatto altrettanto, in tal modo intrappolando intere popolazioni in una spirale di insolvenza. Al fine di preservare l’UE, la Banca Centrale Europea ha dovuto intervenire con tassi d’interesse negativi e acquisti di  titoli. Ma i tassi di interesse negativi hanno comportato la contrazione dei fondi pensione tedeschi, mentre gli acquisti di titoli hanno amplificato la disuguaglianza in Germania. Questa combinazione di bassa domanda, tassi di interesse negativi, aumenti nella disuguaglianza e crescenti asimmetrie all’interno di (e tra) Paesi europei è la vera causa dell’aumento del nazionalismo.
Questo è il motivo per cui l’odore della disintegrazione si sente ovunque, non solo nella Grecia depressa o in un’Italia governata da populisti razzisti, ma anche in una Germania pericolosamente divisa. Il prerequisito per porre fine alla disintegrazione dell’Europa è la liberazione di milioni di tedeschi da un’esistenza precaria, vissuta in mezzo a un’enorme ricchezza. E il prerequisito per liberarli è l’abbandono della falsa convinzione che l’Europa settentrionale si stia scontrando con quella meridionale.
Si sta combattendo la vera battaglia all’interno di ogni Paese membro tra progressisti e coloro che sono fautori di politiche di austerità e che fanno parte dello status quo tradizionale e razzisti insurrezionalisti. Questo è il vero conflitto che si nasconde dietro la facciata della politica dell’identità e il panico morale sui migranti.
Quelli tra di noi attivi nella costruzione di un movimento politico paneuropeo progressista credono che una narrativa settaria e nazionalista, che tenta di nascondere la lotta sottostante che attualmente sta imperversando, può essere contrastata soltanto con una transnazionalità attiva. In pratica, ciò significa sviluppare un’agenda politica paneuropea e formare un unico veicolo elettorale transnazionale che si presenta alle elezioni in tutta l’Europa sulla base di tale agenda.
Fortunatamente, questo non è più uno esercizio teorico. Il Movimento Democracy in Europe 2025 (DiEM25) ha formulato proprio questa agenda, dal titolo Green New Deal per l’Europa, e ha formato una coalizione elettorale transnazionale, Primavera Europea che si presenterà alle elezioni per il Parlamento Europeo, che si terranno nel prossimo mese di maggio in tutto il continente europeo, con i partiti nazionali da noi formati o con partiti con i quali ci siamo alleati.
Lo scorso fine settimana, l’Assemblea del nostro partito tedesco, Demokratie in Europa, ha deciso di farmi guidare la propria lista di candidati al Parlamento europeo. La mia candidatura simboleggia la fine della divisione nord-sud e incarna la nuova politica transnazionale, che è la sola in grado di salvare la democrazia europea, nonché quella tedesca, greca, italiana e francese. Nei prossimi mesi, farò campagna elettorale in Grecia come leader del nostro partito greco (MeRA25) che correrà nelle elezioni nazionali greche, in Germania come candidato per il Parlamento europeo, e nel resto dell’Europa a nome di Primavera Europea.
Quando i miei connazionali greci mi chiederanno perché sto correndo simultaneamente nelle elezioni politiche greche e in quelle europee tedesche, con lo scopo precipuo di rappresentare gli elettori tedeschi a Bruxelles, la mia risposta sarà la seguente: perché la crisi in Europa è solo una, anche se si manifesta in maniera diversa in Grecia e in Germania. Quando gli elettori tedeschi mi chiederanno: “Perché stai cercando il nostro voto qui in Germania, per rappresentarci nel Parlamento europeo, tu che sei greco?”, La mia risposta sarà: perché le politiche che stanno privando così tanti tedeschi di speranza, sono state provate e testate per la prima volta nel laboratorio distopico che era la Grecia.
E’ giunto il momento per gli europei di essere coraggiosi ed essere pronti a fare ciò che i nostri antenati non sono riusciti a realizzare negli anni ’30: mettere una politica democratica transnazionale al servizio di un europeismo progressista.
Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco, è professore di Economia all’Università di Atene.
 

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