Intervista a Lorenzo Marsili: un New Deal europeo può salvarci

Rilanciamo un’intervista a Lorenzo Marsili  apparsa recentemente sul sito di Lettera43 e condotta da Attilio de Alberi. 

Sono passati due anni dalla crisi in Grecia che si è conclusa con la resa del governo al diktat della Troika, e l’Europa accusa una crescente emorragia di fiducia da parte dei suoi stessi cittadini. A netto del fenomeno Brexit, l’euroscetticismo trova paladini non solo in partiti e movimenti populisti di destra, ma anche in esponenti della sinistra che invocano un ritorno al nazionalismo economico. Ma esiste un’alternativa al conformismo neoliberale e alla sua speculare controparte? Secondo Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze nel primo governo Tsipras, sì. È stato lui, poco più di un anno fa, a lanciare Diem25 (Democracy in Europe Movement) attivandosi per la costruzione di una nuova Europa democratica non solo sulla carta e a parole, ma anche nei fatti.

OLTRE ESTABLISHMENT E POPULISMO. È da poco uscito per Laterza il libro “Il terzo spazio – Oltre establishment e populismo” scritto dallo stesso Varoufakis e da Lorenzo Marsili, rappresentante di Diem25 e co-fondatore di European Alternatives. Il sottotitolo riassume la tesi del saggio che vuole essere un manifesto per un New Deal europeo che vada oltre il dogma della classe politica dominante, ma anche opposto alle tendenze nazionaliste principalmente di stampo post-fascista. Secondo Marsili questo terzo spazio è l’unico possibile e non nasce solo da un’impostazione ideologica di sinistra (notare che questa parola non appare una sola volta nelle 132 pagine di testo), ma da un semplice «senso comune, per cui mettere fine alla crescente disparità economica tra le élite e i cittadini è l’unico modo per raddrizzare l’attuale sistema e salvarlo da se stesso».

Marsili

DOMANDA. Il punto chiave del movimento Diem25 è che, pur essendo critico verso la Ue dell’austerity, non è a favore della sua disintegrazione.
RISPOSTA. Fare della distruzione dell’Unione europea il nostro fine ci renderebbe gli utili idioti dei nazionalismi di estrema destra. L’exit è una falsa scorciatoia.

D. Qual è allora il vero problema?
R. Il pensiero unico che domina in questo momento l’Europa: è un problema grande come una casa che attanaglia sia le élite europee che quelle nazionali. Bisogna cambiare l’assetto di potere sia a livello continentale che nazionale: il vero problema sono le politiche in campo economico-sociale.

D. Specificatamente vi riferite a tutte quelle politiche improntate su un’ideologia neoliberista e di austerity.
R. Sì, ma bisogna ricordare che questo indirizzo nasce dalla cattura delle elite nazionali. Basti pensare alla Banca centrale europea: ha un mandato incentrato esclusivamente sul controllo dell’inflazione, senza alcun target occupazionale, come ha invece perfino la Federal Reserve americana. Ma chi lo ha scritto questo statuto? Sedici governi nazionali, nel 1996, fra cui tantissimi di centrosinistra. E il punto vale per moltissime altre politiche.

D. Quindi state dicendo che nulla è stato fatto per uscire da quest’impostazione di base.
R. Si è visto quando nel luglio del 2015 il Consiglio Europeo ha schiacciato la Grecia di Tsipras senza che nessuno, tra cui la socialdemocrazia francese o quella italiana di Matteo Renzi, muovesse un dito per trasformare la lotta della Grecia in una vera lotta europea per un nuova politica economica.

… continua  a leggere l’intervista integrale sul sito di Lettera43

 

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