Next Generation EU, bivio esistenziale per l’Europa

Il Recovery & Resilience Plan non è un regalo da Bruxelles, bensì l’ultima occasione per evitare la marginalità dell’Italia e del nostro continente.

Il 17 settembre la Commissione Europea ha pubblicato gli orientamenti strategici del Recovery and Resilience Plan, dove è emerso che per raggiungere gli obiettivi del Next Generation EU si dovranno destinare il 37% dell’ammontare complessivo delle risorse ad azioni per il clima e adattamenti ai cambiamenti climatici. Un’altra quota importante, il 20% delle risorse, dovranno essere destinate alla transizione digitale. Per beneficiare dei fondi, i paesi EU devono presentare entro il 30 aprile il proprio piano nazionale di impiego dei fondi, tenendo di conto degli orientamenti strategici di cui sopra. L’onere di presentare il piano per l’Italia spetta adesso al nuovo governo a guida Mario Draghi.

L’attuazione del piano è coordinata da una task force ad hoc istituita presso la Commissione e supervisionata dal Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. L’erogazione dei fondi europei è collegata agli step e i progressi nell’attuazione degli investimenti e delle riforme. Come per i fondi europei standard, si applica il sistema di misurazione che va a verificare obiettivi intermedi e finali raggiunti. Attenzione, non sono soldi che ci vengono regalati, se i processi sono ritenuti insoddisfacenti dalla Commissione, il contributo agli stati membri può essere sospeso. Ancora, i soldi vanno impegnati al 2023 e bisogna essere bravi a spenderli tutti al 2026, pena la revoca. Se questo è l’indirizzo strategico, vale la pena ritornare su quelli “politici”, già indicati dalla presidente Ursula von der Leyen. Le riforme e gli investimenti supportati dal Recovery and Resilience Plan dovranno essere a sostegno della “transizione verde” nei settori dell’energia, dei trasporti e della decarbonizzazione dell’industria. L’altro caposaldo, la “rivoluzione digitale”, è necessario per un salto della produttività e l’autonomia strategica dell’Europa.

Potremmo pensare che la logica a monte del Next Generation EU è inaugurare una nuova stagione del capitalismo, dopo la fase novecentesca del capitalismo industriale e quella contemporanea del finanziario. La famosa transizione passa da una visione ecologica delle nuove infrastrutture, l’agricoltura, il turismo sostenibile, la cultura e le riforme per innescare un modello di economia circolare. Ma non è sufficiente. Da Bruxelles chiedono anche le riforme che inneschino le <<giuste condizioni per la rapida attuazione dei progetti d’investimento>>: istituzioni efficaci, sistemi giudiziari efficienti, amministrazioni pubbliche di qualità. Se la cornice europea del Recovery and Resilience Plan è ufficialmente definita, il successo o meno del medesimo nel nostro paese è la più grande sfida a cui è chiamato il nuovo governo. L’Italia è il principale membro UE beneficiario dei fondi, ma il timore del corretto impiego è legato alle storiche fragilità italiche più che alle capacità di Draghi e dei suoi “superministri” quali Franco, Colao, Cingolani o Giovannini.

Il Rapporto Censis 2020 lancia l’avvertimento: <<le nostre annose vulnerabilità e i nostri difetti strutturali – benché tamponate da misure straordinarie durante l’emergenza sanitaria – rischiano di ripresentarsi il giorno dopo la fine della pandemia più gravi di prima>>. La posta in gioco è molto alta sia per il nostro paese che il continente. Per l’Italia perché occorrono misure “strutturali”,  dato che è impensabile sprecare un’occasione come quella offerta dal Next Generation EU/ Recovery Plan.  Per l’Unione Europea perché deve affermare un modello economico sovrano e funzionale, che non la renda marginale nello scacchiere politico planetario. Infatti l’UE, pur essendo il primo mercato mondiale e producendo standard di commercio ai quali gli operatori internazionali si devono adeguare, ha troppe volte dimostrato di essere politicamente marginale rispetto alle altre potenze globali come Cina e Stati Uniti.

L’Europa è a un bivio: a fronte dei forti proclami sulla “decarbonizzazione” dell’economia – ovvero la riduzione del 55% delle emissioni di CO2 al 2030 e neutralità climatica al 2050 – l’impegno assunto nei confronti della “next generation” è un questione esistenziale. Infatti alla prossima generazione spetterà di vincere la battaglia contro l’emergenza climatica.

La ripresa economica potrà essere solo green, il governo Draghi avrà il coraggio di cancellare i sussidi alle fonti fossili e attuare una vera “transizione ecologica”?

DiEM25 e tutti i cittadini dovranno vigilare che l’esecutivo abbia questo coraggio e metta in campo progetti e una strategia basata sulla sostenibilità e l’inclusione.

Francesco Sani, membro DiEM25, GND for Italy DSC, Giornalista pubblicista.

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