27 Gennaio: Giorno della Memoria della SHOAH

Il 27 Gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di sterminio di Auschwitz. A quel punto, nessuno potè più dubitare della follia nazi-fascista.

La Shoah (distruzione) è giudicata “l’azione più atroce mai commessa dagli esseri umani.”

La definizione giuridica di “genocidio” risulta traballante per motivazioni politiche. Alcuni storici tuttavia, come Yehuda Bauer arrivano a considerare la Shoah l’unico vero e proprio genocidio moderno, in cui sono presenti contemporaneamente i tre elementi fondamentali per definire un genocidio:

  1. l’intenzionalità ideologica di sterminio,
  2. l’universalità del nemico che va estinto ovunque esso si trovi,
  3. la volontà di sterminare un gruppo.

L’Italia fascista e la Shoah. 

In quanto pagina nazionale però, è bene chiedersi quale ruolo abbia avuto l’Italia in questa macchina di morte. “Nazi-fascismo” è troppo spesso semplificato in nazismo, quando si parla di Shoah. Si ripiega sull’immagine di Mussolini-buffone schiavo dell’influenza di Hitler piuttosto che di un dittatore che teneva l’Italia in pugno. Un modo per scolparsi di una memoria drammatica, infame.

Nella realtà storica però, ormai si parla di “fascismi” proprio a indicare come il nazismo e il fascismo siano due elementi assolutamente complementari. 

Le parole della senatrice Liliana Segre esprimono benissimo lo spaesamento totale, la separazione da amici, dalla scuola, dal lavoro, il terrore per il futuro che si abbatte su queste famiglie in pochi mesi. Le leggi razziali indeboliscono la comunità ebraica, in Italia ben integrata paradossalmente anche più degli italiani stessi. Nel ’43 i gerarchi nazisti, Pietro Badoglio, capo di Stato, e l’RSI iniziano il vero sterminio aprendo campi di concentramento, di transito e di sterminio. L’RSI in 20 mesi compie i rastrellamenti e gli stermini che i gerarchi nazisti stessi ammisero di non essere in grado di compiere senza i fascisti, che conoscevano i territori e che mandarono avanti atroci rastrellamenti.

Questo permette di concludere che lo sterminio ebraico era una priorità fascista.

La repubblica italiana e la memoria della Shoah. 

Per comprendere appieno però la tragicità tutta italiana dell’eredità che ci portiamo appresso, bisogna guardare anche alla Repubblica, formatasi dopo la guerra fino all’attuale.

Se dal ’43 si mormora di voler eliminare le leggi razziste, questo processo si estenderà in piena Repubblica, fino al ’47. Ma i sopravvissuti dei campi incontrano un’Italia non pronta ad ascoltare i loro racconti, che non vede in loro vittime ma colpevoli.

Tornati in Italia:

  • le loro proprietà sono state espropriate o le case trafugate e occupate da sfollati o da approfittatori;
  • passano mesi prima che possano tornare alle loro case, a causa di lentezze amministrativo-burocratiche;
  • si ritrovano la richiesta di pagamento di tasse arretrate fra il ’43-’45;
  • si chiedono soldi agli ebrei rinchiusi nel campo di concentramento per il pagamento del loro “soggiorno”.

Ancora, nel ’55 la Corte di Cassazione tenta di escludere o limitare le ipotesi di annullamento di alienazioni di beni fatte da cittadini colpiti da leggi razziali.

Il culmine del grottesco lo si raggiunge con il ministro del Tesoro che chiede a Berlino la documentazione sanitaria per valutare effettivamente se il “soggiorno” ad Auschwitz fosse stato davvero così grave.

Insomma, la nostra repubblica italiana cerca di staccare nettamente le responsabilità del regime nazista e della RSI da sé.

Ma emergono spesso figure pienamente fasciste, come il conte Scocca

Il Conte Scocca dell’OVRA, è una di quelle tante figure fasciste rimaste libere e senza nessuna ripercussione.

Questo accade non solo nella storia del dopo-guerra, ma anche nella storia recente, con Piazza Fontana e il terrorismo nero, il piano Solo, e oggi, con i rigurgiti di Forza Nuova e Casa Pound, la partecipazione dell’ex-premier Berlusconi alla P2, guidata da Gelli, convinto e attivissimo fascista della prima ora.

Il 27 Gennaio è l’occasione di ricordare la Shoah, di rivalutare ogni anno il nostro rapporto con l’evento più tragico della storia.

Ma non possiamo perdere la memoria degli altri Genocidi. Sebbene il giorno della “commemorazione e la dignità delle vittime di genocidio e della prevenzione di questo crimine” sia il 9 Dicembre, occorre ricordare e riflettere su tutti i genocidi.

Anche perchè la corte penale internazionale, introdotta con lo Statuto di Roma del 98, con il compito di occuparsi proprio di riconoscere i genocidi e giudicare i responsabili, è ancora oggi non riconosciuta da USA, Cina, Russia e altri Stati

Si devono ricordare anche gli stermini nazisti di altre comunità, come quella LGBTQ, o come quella Rom e Sinti denominata Porrajmos (ricordata nello specifico il 2 Agosto).
Molti sono i genocidi avvenuti in epoca contemporanea: il genocidio armeno, gli stermini per fame in Ucraina in URSS, i massacri cambogiani, gli etnocidi in Bosnia e Ruanda.

Oggi, 27 Gennaio 2020, delle circa 15-17 milioni di vittime di persecuzioni politiche, razziste, etniche attuate dai fascismi, ricordiamo i circa 5-6 milioni di ebrei sterminati.
Scrivere e leggere questa frase identifica esattamente il problema: 15/17 milioni o 5/6 milioni non sono che numeri.

La freddezza disarmante di una frase, che deve riportare questi dati, non lascia nessuno spazio alla mente per comprendere la situazione di milioni di esistenze falciate e lentamente fatte sparire da loro stesse, per poi essere distrutte materialmente, anche con veleno per topi e insetti, quando già questi individui, queste persone, vagavano per un campo di morte totalmente fuori di sé. Di fatto, già uccisi. Annullati.

E di quei pochi sopravvissuti, non tutti riuscirono a continuare a vivere: alcuni procedettero al suicidio, altri vissero nel silenzio del proprio dolore, altri ancora scelsero di parlare.

Dedico ancora una riga invitando i lettori a pensare alla propria esistenza, alle proprie paure di avere una casa da decorare con i ricordi dei propri viaggi o con foto di amici, al poter invecchiare serenamente con qualcuno accanto, al crescere bene i propri figli, alle proprie aspirazioni. Pensiamo a ciò che ci piace, a ciò che odiamo, alla nostra voglia di uscire e vedere altre persone, di associarsi e costruire un mondo migliore. Tutte tensioni che fanno parte di un’Esistenza, tutte tensioni che assieme a un’infinità di altre, facevano parte di ogni singola esistenza di quelle dei 5/6 milioni di persone uccise dai fascismi.

Nel 2020 abbiamo perso molti dei testimoni diretti. Oggi più che mai dobbiamo allora capire, capire che presto ogni traccia sarà solo un saggio o un film e non una persona di carne, ossa e spirito. 

Costruire e accettare una memoria dolorosa, per far si che non accada mai più.

Carpe Diem,

Niccolò A. Gossi

DSC Torino1

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