È nata la prima lista transnazionale europea

DiEM25 Italia
lun 03, 2018, Articoli
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Il 10 marzo, a Napoli, abbiamo lanciato la costruzione della prima lista transnazionale per le elezioni europee (informazioni qui). Qui sotto l’appello uscito dall’incontro fra tutti i movimenti politici che hanno preso parte. A breve dettagli completi sulle decisioni prese e i prossimi passi!

 

A TUTTE LE CITTADINE E I CITTADINI D’ITALIA E D’EUROPA:

MAGGIO 2019 CI CHIAMA!

Veniamo da tutta Europa: dal suo nord e dal suo sud, dal suo occidente e dal suo oriente, dalle sue metropoli e dai suoi piccoli centri. Veniamo dall’Europa centrale e dalle sue isole, dalle sue montagne e dalle sue pianure, dai suoi grattacieli e dalle sue campagne.

Siamo progressisti, democratici radicali, ecologisti, femministe. Siamo cittadini, attivisti, sindaci, consiglieri comunali. Uniti nelle nostre differenze: di culture, lingue, accenti, provenienze politiche, colori della pelle, identità di genere.

Siamo determinati a riprenderci le nostre città, le nostre regioni, i nostri paesi, il nostro continente. Vogliamo diventare l’alternativa credibile, coerente e radicale nel Parlamento Europeo.

Per questo il 10 marzo 2018, a Napoli, abbiamo lanciato il percorso per costruire la prima lista transnazionale per presentarci alle elezioni europee del maggio 2019. Lo faremo con la forza di un unico programma che traccia la strada per arrivare a una Europa democratica, ecologista, egualitaria e forte.

 

  1. L’EUROPA, L’ITALIA, LA DEMOCRAZIA E LE DISUGUAGLIANZE: IL GRANDE INGANNO

C’è un inganno nel cuore dell’Europa: il processo decisionale classista e opaco, imposto dall’alto a Bruxelles, a Francoforte e in tutte le capitali, è stato presentato come “tecnico”, “manageriale”, e “neutrale”.

Questo processo viene insomma dipinto come “impolitico”, invece è stato politico fino al midollo. E ha scavalcato le democrazie per imporre misure a vantaggio delle oligarchie.

Tutto questo è stato realizzato come se fosse un processo ineluttabile e con la falsa motivazione del “ce lo chiede l’Europa”.

È stato un grande inganno, appunto: non è stata un’entità astratta – “l’Europa” – a imporci la riduzione della democrazia e l’aumento delle disuguaglianze. Sono stati i politici dei diversi Paesi a imboccare quella strada. In ogni singola capitale come a Bruxelles.

E quando le loro politiche fallimentari hanno provocato una crisi sistemica, hanno creato nuove burocrazie, troike e “regole” arbitrarie con le quali imporre le solite misure autodistruttive di austerità, deregolamentazione, privatizzazione, attacco ai sindacati.

Hanno invece chiuso gli occhi sul crollo dei salari, sull’insicurezza, sui paradisi fiscali, sulla crisi abitativa e dei servizi pubblici ridotti al lumicino. Per difendersi dopo aver generato il disastro, questi politici e le loro élite di riferimento hanno scaricato le loro colpe su “l’Europa”. Generando così un’ondata di rigetto, alimentando i movimenti xenofobi e nazionalisti. 

L’establishment e le forze xenofobe nazionaliste si rafforzano quindi a vicenda. Il primo con le sue politiche che producono meno democrazia e più disuguaglianze, quindi più conflitto sociale e più rabbia. Le seconde raccogliendo questa rabbia e facendone strumento di consenso elettorale, come si è visto anche in Italia con il voto del 4 marzo. Oggi l’establishment si erge, incredibilmente, a difensore dell’Europa, dopo averla distrutta. Mentre le forze xenofobe nazionaliste chiedono a gran voce la disintegrazione dell’Unione.

Sono due soluzioni entrambe entrambe sbagliate e spaventose. Deve esserci un’alternativa. Per fortuna c’è.

 

  1. LA NOSTRA PROPOSTA: IL CONTROLLO DEMOCRATICO E SOCIALE DELL’UNIONE EUROPEA

L’Unione Europea, prima che fosse sequestrata dalle élite, ha mostrato al mondo come la pace possa essere create e mantenuta dopo secoli di conflitti e di contrapposti fanatismi religiosi. Oggi è tempo di mostrare al mondo come la solidarietà, l’emancipazione, la protezione dallo sfruttamento, la razionalità, la trasparenza, il welfare e la prosperità condivisa possano diventare le caratteristiche di un’Unione completamente diversa da quella attuale, dominata dall’establishment. La soluzione alla drammatica crisi dei nostri Paesi, delle nostre città e delle nostre regioni non può che essere europea, perché questo oggi è il campo di gioco, questo è il luogo del conflitto sociale, questo è lo spazio in cui si implementano le decisioni della politica. Pensare di rovesciare le politiche di austerità e di disuguaglianza tornando al passato, agli stati nazionali autoritari, è solo un’illusione, figlia del grande inganno creato dall’establishment.

Per esempio: l’evasione e l’elusione fiscale, che consentono a grandi corporation di massimizzare i loro profitti togliendo risorse al welfare, richiedono azioni comuni. La concorrenza fiscale al ribasso di uno Stato contro l’altro impoverisce i ceti medi e bassi di tutti gli Stati: solo un’azione comune transnazionale può ribaltare questa ingiustizia. Ma abbiamo bisogno di un’azione europea anche per trovare una soluzione a tutte le altre ferite inferte ai cittadini europei dall’establishment: la disoccupazione, la povertà, la riduzione dei salari e del welfare, i bassi livelli di investimento che contribuiscono alla precarietà, i deficit nella sicurezza alimentare e nella sanità pubblica, la scarsità di alloggi, la mancanza di una politica comune e solidale per rifugiati e migranti. Per non parlare delle sfide dell’automazione e del cambiamento climatico, che non potranno mai essere affrontate da singolarmente da un solo Paese.

Nessuna delle soluzioni a questi problemi può venire dai nazionalisti che propongono un ritorno agli Stati autoritari dell’Ottocento e del Novecento. 

Nessuna delle soluzioni a questi problemi può venire dall’attuale tecnocrazia europea e dal suo establishment politico ed economico.

C’è una soluzione a vantaggio dei molti e non dei pochi: il controllo democratico sull’Unione.

 

  1. IL NOSTRO PROGETTO , PRIMO OBIETTIVO MAGGIO 2019

Ciò di cui abbiamo bisogno oggi è un piano realistico ma radicale per mettere fine alla grande crisi e ai suoi effetti drammatici sulle persone, sui cittadini, sulle famiglie. Il tempo sta finendo: è urgente muoverci e non possiamo aspettare di dare più potere alle élite che comandano a Bruxelles o indugiare in una ennesima, tiepida “riforma dei trattati europei”.

Il nostro programma si fonda su due pilastri:
Primo, un New Deal Ecologico Pan-Europeo: cioè un insieme di politiche economiche, ecologiche e sociali con cui affrontare le crisi del debito pubblico e privato, far ripartire gli investimenti, contrastare la povertà e la disuguaglianza in Europa, promuovere il settore pubblico e i beni comuni, e realizzare un massiccio piano di investimenti verdi, dell’ordine di almeno 4,5% del PIL europeo ogni anno, in stretta cooperazione con le amministrazioni municipali. Queste misure sono realizzabili in due anni (2019-2020) attraverso le istituzioni già esistenti.

Secondo, un processo per arrivare ad una Assemblea Costituente dei popoli europei: l’Europa ha bisogno di una Costituzione democratica scritta dai cittadini per il cittadini, capace di mettere al centro dei processi decisionali le persone, le comunità locali e i municipi. In parallelo al New Deal, lanceremo un processo assembleare dal basso, da città e paesi di tutta Europa, che culminerà in una Assemblea Costituzionale che, insieme al Parlamento Europeo, disegnerà la futura Costituzione Democratica Europea dal 2025.

Per tutto questo, abbiamo programmato una roadmap da oggi fino alle elezioni europee del maggio 2019. Un appuntamento che riguarderà concretamente anche la vita delle italiane e degli italiani, e per l’Italia sarà molto più importante di quello del 4 marzo scorso. In primo luogo è stato quindi formato un “coordinamento provvisorio” per il nostro partito transnazionale, nel quale tutti i movimenti aderenti saranno ugualmente rappresentati. Il coordinamento è aperto a tutte quelle forze che vorranno aderire, e presto sarà aperto anche ai singoli cittadini.

A giugno 2018 presenteremo il nostro Manifesto comune e faremo il giro delle capitali europee per presentare e lanciare il nostro progetto. Per la fine dell’estate 2018 la nostra base, in tutta Europa, selezionerà la lista dei candidati che porteranno il Manifesto e la nostra agenda politica in ogni città, villaggio e paese d’Europa.

Il treno è partito.

Per ora va piano e ha le porte aperte: unisciti a noi!

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