Tajani al PE: siamo tutti #antisistema

Il Partito Popolare Europeo – quello del ministro delle finanze tedesco Schauble e del leader autoritario ungherese Orban, per capirci – insieme ai liberali per tute le stagioni dell’Alde –  quelli di Verhofstadt e del balletto con i 5 Stelle – insieme ai conservatori euroscettici – leggi Brexit – hanno dato al Parlamento europeo il suo nuovo presidente.
Si tratta di Antonio Tajani. Tra i fondatori di Forza Italia, una vita con Berlusconi e rappresentante di quel Partito Popolare Europeo che fa da zerbino alla cancelliera Merkel e che ora controlla così tutte le istituzioni UE: Parlamento, Consiglio Europeo e Commissione Europea. Perché nulla cambi. 
E dire che questa volta sarebbero esistite alternative. Per quanto le tragiche socialdemocrazie europee siano comprimarie nel disastro di questi anni, per una volta avevano scelto di rompere la grande coalizione che li ha sempre legati al centro-destra e di avere un candidato alternativo con una piattaforma, per quanto insufficiente, anti-austerità: Gianni Pittella. La sinistra europea, in questa gara tutta italiana, aveva candidato Eleonora Forenza. 
Non è bastata Brexit; non è bastato Donald Trump. Le élite europee rimangono preda di una tragica pulsione di morte che le porta ad arroccarsi a difesa di un sistema che sta morendo. 
Questa è la strada maestra verso l’implosione del sistema democratico e verso la disintegrazione dell’Unione europea. Una disintegrazione, se accadrà, che non sarà il risultato di sedicenti populismi ma la diretta responsabilità di una casta che persevera in un mix fatale di politiche economiche suicide, di tragica mancanza di democrazia e di inescusabile pochezza e miopia. 
Per strappare il futuro dalle mani di questi piromani esiste solo un modo: costruire un grande movimento politico capace di aprire con forza una visione di cambiamento e trasformazione reale dei nostri paesi e dell’Unione europea. 
Contro questo establishment, contro le derive nazionaliste e reazionarie, per la democrazia reale, la giustizia economica, l’eguaglianza.
Perché se questo è il sistema, siamo tutti orgogliosamente anti-sistema.

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