Gli europei dovrebbero abbassare la testa per la vergogna di quanto sta accadendo a Moria

di DiEM25 Communications | 09/09/2020

 

È stato inevitabile. L’incarcerazione sull’isola di Lesbos di dodicimila rifugiati nel campo di prigionia di Moria ha portato all’ennesima tragedia. Rinchiusi in condizioni inumane, la notizia dei 35 test positivi ha scatenato una ribellione. L’unico modo che i rifugiati avevano per scardinare i cancelli della loro prigione a cielo aperto era quello di dare fuoco al campo. Ora Moria non esiste più. I dodicimila profughi non hanno più tende, ma almeno le autorità dovranno fare qualcosa.

Moria è un atto d’accusa all’Unione Europea. È un atto d’accusa ai governi greci che l’hanno costruita e trasformata in un campo di prigionia. Ed è un’accusa all’accordo misantropo di Angela Merkel con il presidente Erdogan che strumentalizza i rifugiati. Gli europei dovrebbero abbassare la testa per la vergogna di quanto sta accadendo a Moria. Almeno questo incendio ci sta dando la possibilità di aggiustare le cose.

MeRA25, il partito di DiEM25 nel Parlamento greco, ha presentato proposte concrete per anni. Oggi dobbiamo farlo di nuovo. Il succo del discorso è semplice: niente più campi di prigionia. Niente più restrizioni di viaggio per i rifugiati e gli immigrati dalle isole greche verso la terraferma. Continuate a seguirci.

 

La nostra press release del 2 marzo 2020.

DiEM25 condanna la militarizzazione del confine greco-turco, la violazione dell’Unione Europea di ogni principio dell’Umanesimo, la strumentalizzazione dei rifugiati sia da parte del regime turco che di Bruxelles, l’abbandono degli isolani greci a se stessi – la lista va avanti all’infinito.

DiEM25 chiede l’apertura immediata di tutti i confini. Di quello tra Grecia e Turchia e, cosa ancora più importante, di tutti i confini all’interno dell’UE. È l’unico modo per affrontare la crisi umanitaria in modo razionale e umano, senza ricorrere a soluzioni militari circondate da una nuvola di isteria.

 

DiEM25 SULLA SITUAZIONE DEL CONFINE TRA GRECIA E TURCHIA 

Un virus e l’inevitabile escalation dell’afflusso di profughi dalla Turchia sono stati sufficienti ad accentuare la xenofobia e ad indurre il governo greco di destra ad intraprendere una campagna su larga scala per disorientare l’opinione pubblica greca – così da mascherare la realtà che la tanto annunciata ripresa economica è solo un miraggio, visto il continuo programma della troika di attacco al lavoro, austerità fiscale e vendita di beni pubblici.

La paura verso gli altri, siano essi gli investitori cinesi o i poveri rifugiati, è stata strumentalizzata in modo che il popolo greco non riesca più a discernere le vere cause della sua continua asfissia – ovvero, la continua resa alle politiche della troika e l’asservimento permanente alle politiche irrazionali e disumane dell’UE riguardo ai rifugiati, alle relazioni UE-Turchia, UE-Libia, ecc.

Sì, la pandemia del COVID-19 è motivo di preoccupazione. Sì, lo sfruttamento dei rifugiati da parte del presidente turco Erdogan per favorire il suo gioco geo-strategico (mentendo sul numero di rifugiati che attraversano il confine per raggiungere la Grecia al fine di aumentare la pressione sull’UE per schierarsi con lui in Siria) costituisce una violazione dei diritti umani fondamentali. Tuttavia, né il COVID-19 né i rifugiati giustificano l’isteria che il regime greco gestito dalle troike sta coltivando per sfuggire alle sue responsabilità sull’asfissia decennale che ha inflitto al suo popolo.

MeRA25-DiEM25 non permetterà a questa nuova alleanza troika-nazionalisti di gettare fango sul nostro popolo e di rafforzare la xenofobia – il cui risultato finale sarà quello di peggiorare la situazione dei greci e di privare la Grecia della sua capacità di fare appello ai progressisti di tutto il mondo.

MeRA25-DiEM25 non permetterà al governo greco di legittimare la narrazione razzista di Alba Dorata – Soluzione Greca che descrive i rifugiati come “forza di invasione organizzata” che “l’eroico” governo greco sta affrontando sul confine greco-turco.

Proprio come la crisi economica scoppiata nel 2010, così ora i rifugiati e il COVID-19 stanno ridicolizzando l’idea che recinzioni di confine elettrificate possano risolvere il problema del “contagio” – che si tratti del contagio della crisi finanziaria, del COVID-19 o dei flussi di rifugiati. Che i muri e le recinzioni garantiscano la sicurezza non è solo una menzogna, ma anche una pericolosa illusione.

MeRA25-DiEM25 continuerà a tracciare la strada verso l’unica via per la sicurezza e la prosperità: l’internazionalismo radicale. La nostra unione transnazionale si basa sulla visione comune che tutte le epidemie (economiche, finanziarie) e tutti i movimenti di massa di esseri umani che lottano per la sopravvivenza sono di natura transnazionale e richiedono quindi soluzioni transnazionali. Soluzioni che arriveranno soltanto attraverso una nostra disobbedienza costruttiva: resistenza alle politiche di austerità, alla militarizzazione e alla xenofobia. Per sostituirle, invece, con politiche costruttive, transnazionali, umaniste.

 

Fonte delle foto: Reuters.

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