DiEM25-viktor orban DICTATORSHIP EUROPE DITTATURA EUROPA UE Euroleaks Propaganda Eurocracy Eurocrazia Bilanciocrazia BudgetCracy Democrazia Democracy RED Ivan Alberto Larosi

Viktor Orban – Dittatura, Retroscena, Eurocrazia e l'Ipocrisia UE

Eurocrazia, Bilanciocrazia, o Democrazia? Retroscena sulla Dittatura di Viktor Orban e sull’Ipocrisia UE

ORBAN – DITTATURA IN SENO DELL’EUROPA: AGIRE SUBITO!

“Viktor Orban ha ottenuto dai 2/3 del parlamento il riconoscimento di poteri speciali a tempo indeterminato.”

La scusa del “CoronaVirus” non nasconde l’autoritarismo della manovra accentratrice di Viktor Orban. Si definisce “Pan-demia” proprio perché, in tutto il pianeta, ha già colpito 204 territori e nazioni. È un virus comune a tutte le nazioni d’Europa. Non c’è un diversa emergenza Ungherese.
Ma queste, nella storia, sono manovre che si fanno proprio quando il pubblico è distratto.
Anche perché, andando a informarci sui primi provvedimenti, scopriamo che non riguardano la sanità. Il primo è infatti lo “sblocca-cantieri” e impone l’apertura coatta di tre cantieri che erano stati fermati dal sindaco di Budapest. La popolazione della città era infatti contraria a tali costruzioni. Gli abitanti volevano evitare che venisse snaturato il parco pubblico cittadino e richiedevano maggiore protezione dell’ambiente.
Questi poteri d’emergenza permettono ora a Orban di legiferare per decreto, da solo. Un tempo i governi di una singola persona, con potere di legiferare, dettando i propri pensieri, si chiamavano appunto “dittature” (oltre che Imperi, Regni, Tirannie). La scusa di un impianto legislativo e costitutivo Ungherese “marcatamente maggioritario” non può difendere il colpo di mano di Orban.

Anche Hitler e Mussolini iniziarono con decreti simili a questo di Viktor Orban.

Anche Mussolini ha ricevuto incarichi dalle leggi dell’epoca. Anche Hitler è andato al potere legalmente: instaurò la dittatura iniziando proprio con un decreto sui pieni poteri, molto simile a questo. Nelle loro prime fasi, sia il fascismo sociale, sia il nazionalsocialismo, sono saliti al potere legalmente e nel “rispetto” delle allora vigenti costituzioni. Altrimenti parleremmo di “colpo di Stato militare”.
Nel 2020 si resta attoniti e ammutoliti di fronte a una legiferazione europee che assegna, a una sola persona, poteri così ampiamente diffusi su tutti gli apparati dello Stato. Agghiacciante la formula deliberata di “Sospensione del Parlamento, senza limiti di tempo”. Non è un provvedimento per niente temporaneo. Anche il Telegraph, in GB (una Monarchia), scrive: “l’Unione Europea ha la sua prima dittatura”.
DiEM25, movimento per la democrazia in Europa, è in prima linea in questa battaglia.
Nel post pubblicato subito L’Ungheria diventa la prima dittatura nell’Unione europea abbiamo dichiarato:

“Con questo provvedimento il presidente magiaro potrà sospendere qualsiasi norma in vigore, governare per decreto e rinviare le elezioni. Un vero e proprio golpe istituzionale che in meno di 24 ore ha già dato i suoi primi frutti con una parziale sospensione della libertà di stampa su tutto il territorio ungherese.”

La condanna è stata immediata, senza nessuna vittimizzazione, né assoluzione delle colpe UE:

“L’Unione Europea nei suoi partiti di maggioranza da anni ignora l’involuzione autoritaria del governo Orban.”
“Continuando ad ammettere Fidesz (il suo partito) tra le fila del Partito Popolare Europeo. Ignorando ogni presupposto per riaffermare i diritti e la democrazia in Ungheria. Ancora una volta l’UE dimostra un doppio standard: da un lato intransigenza nel rispetto delle politiche di austerità, dall’altro disinteresse per i diritti e le libertà dei suoi cittadini.”

Ma scopriamo i retroscena.

DiEM25 è un movimento transnazionale con aderenti dal Regno Unito alla Turchia e dal Portogallo all’Ungheria. Quindi le conferme ci vengono spiegate direttamente dai nostri “concittadini Europei” del posto.
È difficile di solito, avviare una conversazione di politica con gli amici Ungheresi. Negli ultimi decenni la nazione è stata molto “scottata” dalla corruzione dei governi di tutti i colori (anche i liberisti progressisti dello scorso decennio). Ancor prima, per molti decenni e prima della liberazione, parlare di politica in pubblico era proibito. Di conseguenza la gente si è disaffezionata alla politica e dà loro disagio parlarne. Notoriamente nella città solcata dal Danubio, non si parla in pubblico né di soldi, nè di politica.
Cultura Magiara vuole, come ben ricorda lo scrittore Stefano Bottoni, che l’Ungherese sia:

“un popolo che segue il capo”.

Anche nella capitale, mi è sempre difficile trovare qualcuno che parli a favore o contro Viktor Orban. Lavorando e insegnando spesso coi miei corsi a Budapest, ho potuto in queste ore contattare i miei collaboratori in Ungheria per i loro commenti su queste novità.

I SEGRETI DELLA PROPAGANDA DI ORBAN

Viktor Orban, un sovranista e quindi anti-europeista, xenofobo e quindi razzista, di destra e quindi autoritario, è al potere dal 2010, ormai un decennio.

La narrazione è quella del popolo accerchiato, contro i pericoli esterni, contro i migranti, contro tutti. È una narrazione tanto simile a quella del Sionismo Nazionalista di Benjamin Netanyahu, quanto altrettanto efficace. Fa leva su 4 o 5 secoli di lotte contro il mondo attorno, dagli Ottomani alla II guerra mondiale.  A questi si aggiungono oltre 5 tentate rivoluzioni, dal ‘500 al 1956, tutte perse con sconfitte.
Conseguenza è che in 10 anni l’unico luogo e l’unico momento in cui il suo partito di destra, Fidesz, ha perso le elezioni, è stato alle comunali dell’anno scorso.  Nel 2019, in ben 10 delle 23 città più importanti del paese, le opposizioni, coalizzate in un unico gruppo per opporsi alle tendenze tiranniche di Orban, hanno vinto.
Recente colpo all’autoritarismo di Viktor Orban è stata la perdita della Capitale del “regno”. Budapest, centro monopolista di cultura, politica e, soprattutto, dell’economia di tutta la nazione, ha ferito il controllo del partito di Orban, eleggendo il candidato dell’unione delle opposizioni, un ambientalista, democratico e progressista (Gergely Karacsony).
Al pari di Trump a New York e Los Angeles e di Boris Johnson a Londra, nella capitale Budapest, anche Orban non è riuscito a conquistare la maggioranza delle popolazione. Tuttavia il suo ascendente resta alto e in città ha almeno 2 persone su 5 che lo votano. La sconfitta nella capitale ha solo motivato il partito di governo autoritario a rincarare la sua dose di aggressività istituzionale.
Esattamente come successo in Turchia contro Erdogan (con la vittoria delle opposizioni a Istanbul), Orban ha reagito aumentando i tentativi di imposizione dell’autoritarismo tirannico.
Lui, si dice, vince grazie a voti presi in provincia, in città minori e in campagna.

L’IPOCRISIA DELL’ANTI-EUROPEISMO, MA CON L’ECONOMIA DELL’EUROPA

Vantaggio di Viktor Orban, in patria e in Germania, è la sua stessa ipocrisia di finto anti-Europeista.

È facile per lui paragonare l’Unione Europea all’Unione Sovietica, accusandola di essere altrettanto liberticida.
Tuttavia non solo non vuole uscire dall’Europa, ma si guarda bene anche dall’avviare una vera discussione su una “Ungh-exit”. Sfrutta invece appieno i canali finanziari comunitari per far erogare a pieno ritmo fondi Europei nel paese magiaro e integrarlo industrialmente con la locomotiva tedesca. Forte è infatti il legame a doppio filo dell’Ungheria come naturale inclusione nella filiera automobilistica della Germania.
Come mi rilascia in un’intervista, Alessandro Grimaldi, altro grande conoscitore dell’Ungheria e autore del blog “Live in Budapest”:

“il 5% del PIL ungherese viene dal manifatturiero tedesco. In Ungheria ci sono 3 delle più grandi fabbriche Audi e Mercedes-Benz per la componentistica grazie a due grandi moltiplicatori, il basso costo della manodopera, una economia ‘Thatcheriana’ e un codice del lavoro locale conservatore di destra.”

In effetti il codice del lavoro ungherese (specie se paragonato allo Statuto dei lavoratori italiano del 1970) è così conservatore e di destra, che farebbe felice Elsa Fornero (la ex-ministra del lavoro italiana che nella crisi del 2012, ha ridotto i “diritti acquisiti” da 42 anni, dello Statuto dei lavoratori, per rendere più facili i licenziamenti individuali per motivi economici).
Anche in virtù di questo, i numeri sono a suo favore, con:

“un PIL che registra un +5%. Un’economia di stampo est-europeo che punta a uno svalutato Fiorino, vantaggioso rispetto all’Euro.”

L’UE è stata colpevolmente zitta e inerte, di fronte a ogni colpo di mano fatto di Viktor Orban. Dei quali riportiamo un breve campionario.

  • Silenziosa sull’accorpamento degli istituti di ricerca e gli archivi storici del paese che ha creato il famigerato “Veritas”. Quest’organo, sotto il diretto controllo del governo promuove ora la riscrittura della storia in favore delle idee del partito di destra Fidesz.
  • Silenziosa, salvo vuote sanzioni, sulla discriminazione delle comunità Rom, zingare e migranti, spinte ai margini del paese e ai margini della scuola, con classi riservate e l’impossibilità di accedere alle attività extrascolastiche come piscina e gite, garantite agli Ungheresi “stanziali”.
  • Silenziosa sullo spostamento della statua del patriota della rivoluzione del 1956 Imre Nagy, come parte della nuova narrazione di un’Ungheria vittima di tutti e difesa dal solo patriota Orban.
  • Silenziosa sulla forzatura dell’Università Centro Europea a lasciare l’Ungheria per traslocare a Vienna.
  • Silenziosa sulla manovra di finta “razionalizzazione” del sistema di comunicazione che ha portato alla completa lottizzazione da parte dei partiti di destra dei giornali e televisioni Ungheresi.
  • Silenziosa sulla centralizzazione della scuola che, da comunale, è stata mano a mano nazionalizzata.
  • Silenziosa sul passaggio della proprietà di 495 canali di notizie  passati sotto il controllo di un editore fedele al partito di Fidesz.
  • Silenziosa sul progressivo impoverimento della scuola, con abbassamento drastico dell’obbligo scolastico e aumento dei costi, in stile anglosassone e deriva classista.
  • Silenziosa sulle leggi liberticide con cui giornalisti e cittadini che pubblicano ciò che per “il Governo” sono ‘fake news’ fronteggiano cinque anni di galera.

In pratica, con la norma sulle ‘fake news’, anche verità provate, se dette in modo da creare emozioni negative nella popolazione possono essere sanzionate con 5 anni di carcerazione.
Come ha potuto, l’Europa “umanista” e postbellica, chiudere un occhio su leggi che un governo può interpretare in senso così liberticida? 
Nel continente europeo questa è una contraddizione grave. Questa Europa si autodefinisce “positiva e benevola”, ma coltiva al suo interno membri che non rispettano gli standard delle democrazie liberali.
Della commissione UE e del PE, si evidenzia, per l’ennesima volta l’immobilismo e l’ipocrisia.

DiEM25-viktor orban DICTATORSHIP EUROPE DITTATURA EUROPA UE Euroleaks Propaganda Eurocracy Eurocrazia Bilanciocrazia BudgetCracy Democrazia Democracy Ivan Alberto Larosi

Viktor Orban under the dark shadow of the old Austrian-Hungaric imperial flag with the two-headed eagle.

LE POLITICHE IN ORDINE SPARSO DEGLI INTERESSI NAZIONALI

Dei 27 paesi UE, solo 14, hanno censurato l’iniziativa dei “pieni poteri”.

(Italia, Germania, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Svezia).
Le critiche inorridite del mondo progressista europeo sono quasi limitate a gruppi e associazioni di intellettuali, ma non sono seguite da azioni reali dell’UE. L’attuale parlamento Europeo sembra troppo spesso un’accozzaglia di interessi nazionali. Si compone di governi che vendono armi alle fazioni del terzo mondo, estraggono gas e petrolio col fracking, corrompono nazioni e baciano la mano di Erdogan e dittatori vari.
Oltretutto, il governo dell’UE ha dato il peggio di sé in quest’ultimo mese di egoismi nazionali.  Le accuse sono state acuite dai capricci e da un vergognoso negazionismo nei confronti delle tragedie nei paesi che (come Italia e Spagna) hanno dichiarato pubblicamente il maggior numero di morti da #CoViD-19.
Non sono un caso le evidenti menzogne sovraniste, le chiusure dei confini, l’assoluta discordanza nei provvedimenti Europei antivirus. I paesi vanno ognuno per conto proprio. La mancanza di un servizio sanitario Europeo si fa sentire. Allo stesso modo, si fa sentire la mancanza di un’unica politica estera Europea e di un vero ministero degli esteri, realmente, Europeo. Cosa si può pretendere da quella che di fatto è solo un’unione di bilancio?
L’UE non ha tassazione comune, non ha reddito comune, non ha servizi di difesa comuni, non ha sanità comune, non ha nemmeno previdenza pensionistica comune.

LA BILANCIO-CRATICA EUROCRAZIA, SI FONDA REALMENTE SULLA DEMOCRAZIA?

Alta è la velocità e l’aggressività con cui Germania Olanda e Belgio attaccano chiunque osi solo proporre verbalmente di mettere in questione il MES.

Ricordiamo cosa è successo nel 2015 con la Grecia?
L’apparato UE sembra sempre e solo interessato al rispetto dell’austerità monetaria.
La commissione sembra fregarsene altamente della democrazia e delle condizioni di vita dei cittadini di quegli stati d’Europa considerati “minori” e periferici. Testimonianza scomoda di questo “autoritarismo di bilancio” sono le recenti divulgazioni da parte di DiEM25 delle registrazioni segrete #Euroleaks.
Gli #Euroleaks testimoniano dialoghi ai limiti del ricatto e dell’estorsione contro il referendum democratico Greco del 2015. Sono prove di un cieco Eurogruppo, un dannoso MES e un’ottusa Troika. Invece, contro chi (di fatto e con le azioni concrete) mina la democrazia e i diritti dei cittadini Europei, cosa fa l’UE? Si limita a immobile lassismo, timidezza e dichiarazioni di facciata.
Il confronto tra il trattamento del governo Grecia-2015 e il trattamento del governo Ungheria-2020, fa rabbia.
Ricordiamo la Brexit. Quest’estate fece molto più scalpore e acrimonia la temporanea (un mese) sospensione del parlamento inglese a firma della Regina Elisabetta. Ma in quel caso, c’erano in gioco miliardi di € da parte della Gran Bretagna.
Questi paragoni sono evidenti e contro questa Europa, sono ulteriori prove d’accusa.
L’UE, non è un governo dei popoli (demo-crazia), ma un governo del budget (bilancio-crazia).
DiEM25 da tempo denuncia il bisogno di riformare questa Europa per renderla finalmente “demo-cratica”, mai più “€uro-cratica”.
Come denuncia il giornalista Corrado Formigli:

“L’Ungheria di Orban deve uscire dell’Unione europea se non viene immediatamente risolta questa questione.”

Se non reagisce immediatamente a questo dittatore, il parlamento Europeo sarà definitivamente smascherato nella sua inutilità. Questa è una minaccia esistenziale per l’Unione Europea.
L’UE deve agire contro la dittatura di Orban con decisione, fermezza e immediatezza. Subito.
Ivan Alberto Larosi
NC España & NC Italia


Vuoi contattare il Collettivo Spontaneo di DiEM25 in Ungheria?
Scrivi a: bpdiem25@gmail.com per entrare in contatto col DSC Budapest1


Scarica questo articolo in formato pdf:
DiEM25 – Viktor Orban Dittatura Retroscena Eurocrazia e Ipocrisia UE

Volete essere informati delle azioni di DiEM25? Registratevi qui!

Dona alla causa