Francesi, ancora uno sforzo

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi ci ha lasciato con il prevedibile ballottaggio tra il centrista Emmanuel Macron e la xenofoba Marine Le Pen, due candidati che non sono certi vicini ai temi della nostra agenda progressista per l’Europa. Ma DiEM25 vuole guardare oltre, a partire dalle legislative del prossimo giugno, e leggere questo voto come l’ennesima dimostrazione che un terzo spazio, alternativo sia alla continuità rappresentata da Macron sia al populismo reazionario di Le Pen, è oggi più che mai necessario.
Al di là delle poco convincenti analisi in corso sul voto di protesta del ceto medio impoverito per Marine Le Pen, che ricalcano quelle già sentite per Donald Trump, appare evidente come la candidata del Front National sia la sponda reazionaria di cui proprio l’establishment ha bisogno per incanalare la rabbia generata dalle loro politiche fallimentari. E presentarsi così come argine verso gli estremismi.
I partiti tradizionali, rimasti entrambi fuori dal ballottaggio, pagano il prezzo dell’appoggio a un sistema economico e sociale in bancarotta. Sembra però difficile credere che Macron sia in grado di rappresentare quella rottura necessaria a restituire speranza e giustizia alle nostre democrazie in crisi. Già ministro dell’economia di Hollande e con un programma che in parte ricalca quello della Confindustria francese, appare anche lui il candidato dell’establishment, seppure mascherato in tinta populista. Ma se non saprà farsi interprete di un profondo riformismo e una trasformazione reale dell’assetto europeo, rischierà di rappresentare solo l’ultimo spasmo di un sistema morente.
In molti chiedono come ci porremo al secondo turno. Data la pregiudiziale antifascista delle costituzioni europee che sono alla base del programma di DiEM25, la nostra opposizione a qualunque ipotesi di presidenza Le Pen è scontata. Ma soprattutto, l’attenzione si sposterà alle elezioni legislative di giugno, che esprimeranno il Parlamento con cui, se confermato, Macron dovrà governare. Così come proposto in una votazione online di tutti i nostri iscritti, sarà fondamentale lavorare per una vera maggioranza progressista in quel Parlamento, in modo da condizionare la presidenza ed escludere la possibilità dell’ennesima grande coalizione.
Per diversi motivi le candidature alternative non hanno funzionato. Da una parte Benoît Hamon, pur con un programma a larghi tratti condivisibili, ha pagato la sua appartenenza al Parti Socialiste, faro di quella socialdemocrazia europea che ha accettato supinamente, se non addirittura proposto, tutte le misure di austerity che hanno messo in ginocchio il continente. Dall’altra, Jean-Luc Mélenchon ha sollevato con forza i temi dell’eguaglianza e della ridistribuzione della ricchezza, anche se scontando ambiguità sulle politiche europee. Un’eccellente presenza scenica e un tardivo avvicinamento al suo Piano A europeista gli hanno permesso di sfiorare il ballottaggio. Ma non è bastato. Ma la richiesta di giustizia sociale è emersa chiaramente.
Quello che ci racconta la confusione delle elezioni presidenziali francesi, dove a scontrarsi per il ballottaggio saranno quindi due candidati in modo diverso funzionali all’establishment, è l’urgenza della costruzione di uno spazio di rottura a livello europeo. Che non rincorra la destra sulla chiusura delle frontiere e la demonizzazione dell’Europa e che non rincorra la continuità con le politiche fallimentari di questi anni. Un fronte popolare progressista che sappia declinare in maniera semplice e comprensibile la complessità di nuove proposte sui temi economici, sociali, ambientali, dell’uguaglianza, dei diritti e delle migrazioni. Un movimento che abbia la gioia e la sfrontatezza di immaginare il modo migliore per uscire da questa crisi e il coraggio e l’incoscienza per metterle in pratica. DiEM25 Italia è qui per questo, unisciti a noi per trasformare questa confusione in un’occasione di riscatto.
Carpe Diem

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